L’event‑driven promette disaccoppiamento. E spesso lo ottiene.
Ma il disaccoppiamento non è magia. È solo spostare complessità.
Un’architettura a eventi è potente quando:
- gli eventi sono definiti come contratti stabili
- la semantica è chiara (cosa significa davvero “OrderCreated”?)
- l’osservabilità è progettata, non aggiunta dopo
È fragile quando l’evento diventa una scusa per non definire confini. Quando “pubblichiamo tutto” sostituisce “progettiamo bene”.
I rischi tipici non sono tecnologici. Sono organizzativi:
- proliferazione incontrollata di topic
- consumatori che interpretano lo stesso evento in modo diverso
- evoluzione non governata del payload
- debug impossibile perché il sistema non ha un percorso lineare
L’event‑driven non semplifica. Rende scalabile ciò che già hai capito. Se non hai capito il dominio, amplifica l’ambiguità.